La Piaga dell'Inferno

Il destino di Bran

Il viaggio di ritorno

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Davanti a sè, Bran vide una figura più grande di lui, slanciata e imperativa: una donna alta 3 metri, con dei capelli corvini lunghi e mossi, una carnagione mulatta e degli occhi di ghiaccio. L’espressione della creatura provoca conforto e calore, mentre il portamento austero provoca rispetto.

“Bran finalmente hai compiuto il tuo destino”, disse la creatura dando il peso giusto alle parole, “prima hai vissuto, quando i tuoi compagni sono ceduti per colpa di un tuo errore, e ora invece ti sei sacrificato per salvare i tuoi amici. Questa morte è stata necessaria per il tuo destino, ora ti sei realizzato.” la figura sorrise e avanzò verso Bran, si chinò e disse: “Io sono Istus, la dea del destino e sarò disponibile ad aiutare i tuoi amici per riportarti tra loro, se tu lo desideri.” e porse la mano al guerriero per aiutarlo ad alzarsi.

Ushrok era disperato e non sapeva che fare, aveva provato di tutto. Dopo aver realizzato che non c’era più niente da fare, si arrese e rimase seduto vicino al camino della casa di Stein a fissare il fuoco. La compagnia decise di voler far tornare il loro valoroso amico, tuttavia la resurrezione è una pratica che solo i più potenti curatori sono in grado di fare, e per ora Ushrok non ne era uno. Decise di andare a dormire per pensarci su.

La caverna era diventata enorme, e un manto di ragnatela ricopriva qualsiasi cosa vedeva. Versi di rango, rumore di grosse zampe che puntellavano il terreno, spade che venivano infilzate nella carne, grugniti di dolore, intorno a lui la battaglia scoppiettava. All’improvviso davanti a lui Bran girato di spalle stava combattendo solo contro un essere enorme, che si stava ingrandendo sempre di più. Il suo amico si stava girando lentamente, e per un secondo incrociò lo sguardo di Ushrok prima di venire travolto dalla bestia e scomparire tra il nero di mille ragni. Non si riusciva a muovere e non riusciva ad emettere nessun suono, vedeva soltanto essere trascinato via.

All’improvviso la caverna si rivelò essere composta da una trama di fili colorati a dovere, o forse la roccia si trasformò in una trama di fili, non ne era certo. Tra essi, un varco si iniziò a formare, e da esso una luca bianca intensa proveniva. Una figura femminile molto più alta di lui entrò dal varco e guardò Ushrok dritto negli occhi. Ora si riusciva a muovere, e poteva parlare. La scena intorno a lui cominciò a svanire, lasciando soltanto uno spazio vuoto e bianco. La figura dai capelli corvini parlò: " Vedo che il tuo destino ti ha portato da Kord, il dio della forza e dell’atletica. Io sono Istus, la dea del destino, e vengo a comunicarti che ti ringrazio per la tua nobile volontà di riportare tra voi Bran. Se questo è ciò che vorrete fare, io vi dirò dove potrete andare" Ushrok la guardò e confermò la sua volontà a farlo tornare. "Potrete andare dal antico nano shamano, che vive vicino a voi sulla vetta di una montagna, tuttavia non so l’esatta locazione. Oppure dirigetevi verso il tempio di Istus, a sud rispetto a voi e risanare il suo corpo con la fiala (—→ Monti Chinari, tuttavia il viaggio sarà molto più lungo", sorrise al mezz’orco,“toccherà a voi decidere…”

Ushrok si svegliò sudato e ansimante. Era ancora notte fonda, ma decise di svegliare gli altri per raccontare ciò che aveva visto. Stein disse di non sapere la locazione, tuttavia conosceva un piccolo villaggio non molto lontando da loro. Insieme discuterono e decisero di recarsi dal nano.

La mattina dopo, raccolti alcuni attrezzi da scalare, si incamminarono senza esitazioni, e si avventurarono tra le nevi dei monti Kinzalar. Dopo mezza giornata di viaggio tra il freddo e i pendi delle montagne, raggiunsero una villaggio fortificato costruito accanto ad una parete rocciosa, e nascosto in parte da essa. Si poteva notare da lontano che parte del villaggio era costruita all’interno di una grande apertura nella roccia. Le guardie poste sopra al portone di pietra parlavano solo il nanico e non sembravano molto contenti di vedere estranei. Dopo che il nano della compagnia si fece avanti per presentarsi, il villaggio accolse la compagnia sempre in modo sospetto.

Vennero accolti da un nano più alto degli altri, con un portamento imperioso e possente. La sua barba bionda e le sue grosse sopracciglia rende il suo viso infossato e imbronciato. Si presentò come Noshkad Steelbeard, il capo del clan di Kili-dûm. Ospitò i visitatori nella taverna del paese, e presto fu interessato alla loro storia. La compagnia raccontò della liberazione di Enerand, e dei nemici a cui stavano dando la caccia, stimolando la curiosità del nano. Noshkad fu sorpresa dalla loro impresa, e fu contento di ciò che hanno fatto, tuttavia raccontò che per loro erano tempi difficili. Già da molto tempo i Drow, il nemico giurato dei nani, sono tornati in superficie e hanno iniziato ad assaltare i nani rimasti sulle montagne. Kili-dûm è uno dei pochi villaggi ad essere rimasto saldo. Molti clan se ne sono andati da quelle montagne.

Rivelò loro la locazione dell’antico shamano nano, e fece in modo che gli ospiti ottenessero ciò di cui potevano aver bisogno. Nonostante l’ospitalità, i nani chiedevano molto denaro per i loro servigi. Noshkad interessato alla gemma che portava Vyncent, chiese loro di lasciargliela, poichè si trattava dei loro antenati, e avrebbe rinvigorito lo spirito degli abitanti. Decisero di lasciargliela.

La mattina seguente, arrivò la notizia di un nano morto all’interno delle mura del villaggio, ucciso da qualcuno. Noshkad si fidava troppo degli ospiti per sospettare di loro, quindi li lasciò andare. Si misero in viaggio verso la montagna lì vicina, dove Drumir, lo shamano, abitava. Con abiti pesanti, le pelli e le racchette da neve vendute dai nani, ora il viaggio era più semplice. Raggiunsero presto una piccola casa di caccia ai piedi della montagna, dove si riposarono prima di iniziare la scalata. Dopo mezza giornata di arrampicata, freddo e stanchezza raggiunsero la vetta bianca. Quando furono in cima, sentirono un verso acuto e roboante, proveniente da una grossa bestia, che li fermò per un istante. Non riuscendo né a vedere né a capire cosa aveva provocato quel rumore, proseguirono verso il fumo che proveniva da una casetta in lontananza.

Incontrarono Drumir, il quale ci mise un po’ per capire chi fossero e cosa volessero, in quanto è molto vecchio e aveva qualche difficoltà percettiva. Tutti sentirono di nuovo il verso. Drumir con fare sospettoso li fece entrare e li accolse. La compagnia chiese a lui se era in grado di far tornare in vita Bran, il quale corpo era stato trascinato prima da Yindra e poi da Ushrok fino a lì. Drumir poteva farlo, ed era disponibile a farlo e allarmò loro che il suo corpo sarò ricreato e non sarà più uguale al suo precedente corpo, ma loro accettarono comunque. Tutto questo ad una condizione. Vorrebbe che uccidessero il demone che infesta quella montagna, per troppo tempo girovagava per qui pendi, uccidendo tutti gli animali. Drumir ormai era troppo vecchio per sconfiggerlo, e gli piacerebbe che quella montagna diventasse sua prima che morisse.

La compagnia accettò e così Drumir preparò tutto il necessario per il rituale. Mise alcune pietre in cerchio, erbe e altri componenti al centro e inizio a danzare.

Bran si trovava in un luogo senza simili, l’interno di un enorme sfera, popolata da un paesaggio maestoso. A sinistra c’erano un’infinità di tavoli da lavoro, dove degli operai stavano trattando un filo. Davanti a lui immensi giardini lussuosi e a destra un grande oceano, dove al centro un solitario pinnacolo di roccia giaceva. Istus era al suo fianco e sorridente lo accompagnava dovunque volesse. Precedentemente aveva comunicato lui che i suoi compagni si stavano muovendo per farlo tornare da loro. Ora Bran era seduto vicino all’oceano, osservando il mare. Ad un certo punto Istus si alzò e disse lui che era arrivato il momento. Lo abbracciò salutò la sua dea proseguì in un groviglio di fili che si era appena formato al comando di Istus.

Bran in poco tempo si ritrovò sotterrato, riusciva malapena a muoversi e a respirare. Cercando di agitare le braccia e le mani piano piano si stava scavando una via,. La sua mano era uscita dalla terra, e sentiva molto freddo. Lentamente il suo corpo sbucò dal terreno e si ritrovò nudo in mezzo alla neve. Il suo corpo era diverso, più piccolo ma leggermente tozzo. Una peluria simile a quella dei nani era comparsa sul suo viso, ormai diverso. Si guardò, e notò di aver già visto un corpo simile, e quel corpo apparteneva ad un gnomo della roccia.

Venne travolto da un vagone di emozioni, se sentiva strano. Vide i suoi compagni e li riconosceva, venne accolto a braccia aperte e presto si sentì felice. Raccontò loro ciò che aveva visto e si fece raccontare cosa avevano compiuto, cos’era quel posto e chi avevano incontrato. Si sentì onorato di esser stato riportato in vita dal nano shamano, e si rese disponibile ad uccidere al più presto il demone. Prese la sua spada per sentire nuovamente l’elsa nelle sue mani, e ora sentiva qualcosa di diverso. Nell’arma che impugnava sentiva scorrere una fresca energia, più potente. Rinfrancato da ciò, era pronto ad affrontare qualsiasi cosa insieme ai suoi compagni.

Dopo aver riposato la compagnia fu pronta e si incamminarono alla ricerca del demone. Seguirono i versi, e grazie alla guida dell’aquila compagna di Drumir, trovarono un grande essere dotato di ali. Era completamente nero, e aveva una grossa mandibola completata dalla parte superiore di becco d’uccello. Calvo e con delle piccole corna.
Nonostante la potenza del demone, la compagnia ebbe poche difficoltà a sconfiggere il demone, poichè ora potevano combattere di nuovo insieme.


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Jhor Jhor

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